Lavoro autonomo o subordinato?

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 23520/2019, ha chiarito chein caso di prestazioni, che per la loro natura intellettuale non sono adatte ad essere eseguite sotto la direzione continua del datore di lavoro, ai fini della qualificazione del rapporto come subordinato o autonomo, l’assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo del datore di lavoro deve essere verificato mediante l’analisi di ulteriori elementi, sussidiari rispetto al criterio della eterodirezione, da individuare grazie all’analisi delle concretmodalità di svolgimento del rapporto.  

In particolare, la Corte ha precisato che, in relazione al caso specifico inerente la dubbia qualificazione del rapporto di lavoro fra una dottoressa e l’istituto ospedaliero presso cui prestava la propria attività, la natura di lavoro subordinato era stata desunta da indici sussidiari allo svolgimento della prestazione lavorativa, quali:  

  • l’inserimento della dipendente nel turno unico diurno/notturno, nel quale erano inseriti anche altri medici con regolare contratto di lavoro subordinato 
  • la sottoposizione della dipendente alle direttive dei responsabili anche in reparti diversi rispetto a quello relativo alla sua specializzazione;  
  • la compilazione, da parte della dipendente, del foglio presenza.